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“IL RUSSO-AZZURRO” su LETTERATITUDINE recensione di Maria grazia Distefano

2016-12-01-PHOTO-000141985IL RUSSO-AZZURRO di Alessandro Russo (Algra editore)

IL RUSSO-AZZURRO di Alessandro Russo (recensione)
novembre 22, 2016 letteratitudinenews

“Quando la parola si fa grido” di Maria Grazia Distefano

«Da un po’ di tempo io, cresciuto a pane e Catania, non riesco a seguir la partita nemmeno alla radiolina.»

Così leggiamo in una pagina de Il Russo-azzurro (Algra Editore, pp. 132 – € 13,00), ultimo libro di Alessandro Russo, medico ortopedico e abile scrittore. Con la sua penna, sicura e a volte tagliente, Russo ricorda e analizza la storia del Catania Calcio, soffermandosi in particolare su due stagioni calcistiche: quella del 2014-2015, definita di “Alto tradimento”, poiché macchiata dall’infamia di una retrocessione per illeciti sportivi; quella del 2015-2016, in cui ci si trova e ci si sente come “Arenati sui binari”.
Tanto rapidamente, infatti, si è entrati in questa epoca di oscurità, tanto lentamente sembrerebbe la risalita verso la luce.
Attraverso un’originale forma diaristica, arricchita dalla voce di personaggi legati al mondo calcistico e non, l’autore dice ciò che pensa, solleva interrogativi e mostra la volontà di gridare il proprio dissenso contro un’arrendevolezza che non appartiene al tifoso “onesto” che ha voglia di riscatto. Perché sentirsi definire “ladri” toglie il respiro a chi sa di possedere ancora una dignità, seppur ferita.
Eppure, dopo i fatti del 23 giugno 2015, «s’accosta la stagione calda, s’assopisce il vento impetuoso della contestazione e tutto s’ovatta.» Ma non per Alessandro Russo che «in virtù d’intrecci e accordi che paion martellate su lastre di cristallo» sente liquefarsi ogni giorno di più l’anima del C.C. ’46.
La tentazione di rifugiarsi nei ricordi dei bei tempi andati, quando un allenatore dava del lei ai giocatori e si faceva volere bene dall’intera città o quando, nonostante una clamorosa sconfitta in trasferta, i tifosi accoglievano i calciatori con applausi e persino pasticcini, è forte, ma l’autore del libro non cede. Mantiene una solida lucidità e trasforma la sua opera non in un Amarcord, bensì nell’urlo di colui che crede che qualcosa possa ancora cambiare.
L’onta nella quale il Catania Calcio e i suoi tifosi sono finiti però è davvero difficile da mandare giù, così anche un buon caffè, consumato al bar una mattina d’ottobre, diventa indigesto dopo una riflessione sulla «condizione calcistica e quanto combinato dalla combutta di dirigenti del Catania.»
Da questo libro non emerge solo l’autore quale “appassionato di calcio”, viene fuori l’uomo: lo stile raffinato, colto, l’uso di metafore appropriate gli permettono infatti di dare sfogo all’amarezza maturata in questi ultimi anni e gli offrono l’opportunità per trovare una via, un bagliore, che forse appena si percepisce.
La soluzione, dunque, sarà la salvezza attraverso la sofferenza, come suggerisce l’opera Delitto e castigo di Dostoevskij o il ritrovamento della propria identità, in questo caso calcistica, sulla base di quanto si legge nell’opera pirandelliana de Il fu Mattia Pascal?
Lasciare vuoto lo stadio farebbe davvero più rumore della presenza di tredicimila tifosi presenti nonostante la pioggia battente?
Domande intelligenti e necessarie alle quale quali ogni lettore dovrebbe trovare una propria risposta.
Il Russo-azzurro è un libro che coinvolge chi di calcio se ne intende e che arricchisce chi di calcio se ne intende poco, ma appassiona tutti per i guizzi letterari, per la forma narrativa utilizzata e per la passione con la quale è stato scritto, perché quella traspare tutta.

[Leggi l’intervista all’autore]

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Copertina A. Russo (piatto) - Copia

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