RECENSIONE di Tano Gullo La Repubblica.it 16 ottobre 2015

locandina
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RECENSIONE di Tano Gullo La Repubblica.it 16 ottobre 2015

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La grande ondata era finita nei primi decenni del Novecento, quindici milioni di disperati sciamati dalle coste del Mediterraneo erano approdati in America per inseguire un sogno che per i più si era trasformato in incubo, nelle linee ferrate da costruire sotto il sole cocente o nelle fabbriche senza cielo. Ora le maglie si erano strette e ottenere il visto era diventato arduo. Ma da qualche parte bisognava ricominciare per scrollarsi d’addosso malasorte e miseria. La soluzione passava dalle sacrestie grazie ai preti che sui incarico dei compaesani emigrati – ormai naturalizzati statunitensi – si adoperavano per fidanzare le figliole d’oltreoceano con i giovanotti rimasti in paese che smaniavano per salpare. Moglie e buoi dei paesi tuoi recita un vecchio proverbio, meglio un poveraccio conosciuto che un estraneo con un’altra “testa”, indecifrabile. Meglio una moglie come capitava capitava – bella o brutta che fosse – che la fame delle nostre campagne. Bastava una fotografia e il fidanzamento era bello e spiegato. Poi la ragazza veniva in Sicilia e le nozze diventavano la scorciatoia per fare ottenere il visto al coniuge e la coppia si imbarcava per il nuovo mondo. Matrimoni di convenienza ma solidi come macigni. Da ragazzino conobbi sull’altare della matrice di Montemaggiore Belsito la sposina di mio zio, fidanzata per lettera. Dopo quasi mezzo secolo ancora oggi vivono ricchi e felici a Buffalo, circondati da figli e nipoti. Questa vicenda familiare mi è tornata in mente leggendo il bellissimo libro “Merica, Merica – Viaggio verso il nuovo mondo” che Salvatore Ferlita e Maurizio Piscopo hanno curato per Salvatore Sciascia editore (186 pagine, 18 euro, con allegati un cd di canti sull’emigrazione e un album fotografico di Angelo Pitrone, domenica la presentazione alla Rai). Una sorta di antologia a più voci che racconta le lacrime, il sudore e le sofferenze di tanti siciliani che hanno tentato l’avventura. Un viaggio nella storia e nella geografia della terra natia e della nazione adottiva. Un excursus nella letteratura, nel cinema, nella musica e nella fotografia, per riscoprire come hanno rappresentato questo esodo biblico gli artisti isolani. Lettura illuminante, soprattutto in questi tempi in cui la Sicilia è terra di sbarco di tanti profughi che più che inseguire sogni fuggono da incubi strazianti. La disperazione, in quei decenni seguiti all’Unità d’Italia – doveva essere davvero tanta se nonostante l’indole di accontentarsi del poco che la propria terra potesse offrire, milioni di isolani presero il coraggio a quattro mani e fecero il salto verso l’ignoto e la speranza. Un “bozzetto” di Pirandello è illuminante: «I siciliani, quasi tutti, hanno un’istintiva paura della vita, per cui si chiudono in sé, appartati, contenti del poco, purché dia loro sicurezza. Avvertono con diffidenza il contrasto tra il loro animo chiuso e la natura intorno aperta… Ma ci sono quelli che evadono». Sì, i morti di fame o gli spiriti ribelli, avventurosi, quegli isolani di mare aperto, che al di là dello Stretto vedono chimere addomesticabili. Verga, Capuana, Maria Messina, Savarese, Domina, Sciascia, Consolo, Camilleri, hanno narrato le peripezie di chi inseguiva le sponde della Merica come veniva chiamata nel nostro dialetto. Di solito tragedie e raggiri. Emblematica la storia raccontata prima da Domina, con la lievità dell’umorista e poi da Sciascia con le tinte amarognole della malinconia: un gruppo di aspiranti emigranti che si affidano a dei lestofanti per affrontare il mare grande, consegnano loro tutto quel che posseggono per ritrovarsi dopo una tortuosa rotta di nuovo sulle coste da cui erano partiti. La speranza di una nuova vita affondata da un amaro risveglio. Un libro corale, una sorta di ripresa dal vivo di tutte le fasi, dalla “spartenza” alla partenza, dalla “marchiatura” nell’isolotto di Ellis Island alle difficoltà di inserimento in un luogo dove non si conosce nemmeno la lingua, dove ogni cosa è una incognita e per ricostruire la propria identità occorre ripristinare quelle usanze lasciate al paese natio. La catena di Sant’Antonio per fare ottenere il passaporto a nugoli di consanguinei, impazienti di raggiungerli. La traversata ballerina tra sofferenze indicibili ammassate nelle stive dei bastimenti – ricordate “La leggenda del pianista sull’oceano” di Tornatore? – i morti di stenti e quell’antica fame da cui si voleva sfuggire. Nelle pagine, i personaggi che ce l’hanno fatta, da Frank Sinatra a Frank Capra, quelli che hanno infangato l’Isola come Lucky Luciano, con il codazzo dei Bonanno, Genovese, Gambino e compagnia “bella”. E i tanti cineasti siculo americani – Scorsese, Turturro – e la catena di film, a cominciare dal “Padrino”, che hanno alimentato il mito della Sicilia irredimibilmente mafiosa. Gli autori dei saggi sono: Marcello Benfanti, Francesco Meli, Toni Trupia, Salvatore Ferlita, Silvana Polizzi, Roberto Tripoli, Alessandro Russo, Luigi Sferrazza, Gaetano Pennino, Claudio Paterna e Maurizio Piscopo. Il cd è della Compagnia di canto favarese con la collaborazione del cantastorie Nonò Salamone

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