Giuseppe Maurizio Piscopo

Giuseppe Calabrese è nato a Favara (Agrigento) nel 1955. E’ Autore, Compositore e Interprete di Musica Popolare Siciliana. E’ appassionato dei canti legati alla tradizione popolare. Ha realizzato spettacoli presso numerose Istituzioni Culturali e Università, con particolare attenzione alle proposte rivolte alle Comunità di italiani nei vari Paesi europei, in Australia e Argentina. Ha collaborato e partecipato a numerosi programmi della Rai. E’ laureato in giurisprudenza. E’ la voce, la chitarra e uno dei leader della Compagnia popolare favarese.

Quando e come nasce la tua passione per la Musica?

Io penso che niente nasce per caso.

Mio nonno strimpellava la chitarra e cantava gli stornelli in occasione delle ricorrenze di famiglia. Mio zio paterno quando era giovane faceva ”l’Atturna” tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Cantalanotti”.

Avevo poco più di dieci anni e come ogni anno, per il mio compleanno, mia nonna paterna mi faceva un regalo. Quell’anno chiesi di regalarmi una chitarra. E’ cosi è stato. Ho imparato a suonarla guardando suonare mio nonno, seguendo con gli occhi le sue dita, (l’accordo del Sol lo prendeva all’antica, solo con il pollice e l’indice poggiati rispettivamente sulla sesta e prima corda del terzo tasto della chitarra) o durante qualche cerimonia (matrimonio, battesimo) mettendomi seduto vicino agli orchestrali).

Sono cresciuto in un quartiere popolare nel quale già nelle prime ore dell’alba, si sentivano tante voci: le grida dei mestieri (fruttivendoli, arrotini, pescivendoli e del banditore). L’ultimo banditore di Favara e forse della Sicilia è stato un mio prozio Paolo Portolano ‘ntisu “Pauliddu” del quale conservo gelosamente il suo tamburo decorato.

calabreseSono cresciuto in un quartiere dove il canto era compagno, conforto e gioia delle tante donne che intonavano ai bambini le ninne nanne, le arie e le filastrocche che venivano tramandate loro di generazione in generazione.

Tu hai lavorato sempre in silenzio eppure hai cercato tra moltissimi libri, dischi, registrazioni e biblioteche le più autentiche atmosfere della Sicilia.

Nella vita sono stato una persona riservata e forse per questo ho cercato di esprimere attraverso la Musica, tutte le mie emozioni, i miei sentimenti e le mie idee. E’ da quasi quarant’anni che mi occupo di ricerca, valorizzazione e divulgazione delle tradizioni popolari ed in questi anni ho cercato di approfondire gli aspetti peculiari della Cultura e della Storia della mia terra.

Risalire alla vita quotidiana della gente umile, degli “ultimi”, di coloro che erano costretti a rimanere in silenzio. Ho avuto la fortuna attraverso la musica, i suoi ritmi, i suoi suoni,   di percorrere i momenti più importanti dell’esistenza di coloro che per vivere erano costretti a lavorare nelle viscere della terra, o nelle campagne, dall’alba al tramonto ininterrottamente, sotto il sole, il freddo. Ho cercato sempre di cogliere le atmosfere più autentiche

Canzoni, musiche struggenti nei libri sui barbieri sulle serenate, sugli emigranti, sui bambini. Quale Sicilia hai voluto raccontare attraverso la tua Musica?

Con le canzoni ho cercato di raccontare e fare conoscere i colori, i profumi, gli umori, gli avvenimenti storici, le contraddizioni, le gioie ed i dolori della mia terra.

Ogni momento della vita della gente umile era cadenzato da ritmi e dai canti e suoni. Il più delle volte struggenti legati alla vita lavorativa, vita quest’ultima dolorosa e faticosa. Erano i canti dei minatori, degli emigrati, dei contadini.

Pochi i momenti di gioia, in cui si poteva ballare e cantare: nelle festività e durante i giochi. Magico era il momento delle serenate.

Hai suonato sempre nello stesso gruppo, prima “Gruppo Popolare Favarese”, poi “Maschere Nude”, ora “Compagnia Popolare Favarese”?

Sono entrato nel Gruppo Popolare Favarese nella seconda metà degli anni “70. Già vi facevano parte: Antonio Zarcone, Maurizio Piscopo ed Antonio Lentini. Un periodo della mia vita particolarmente importante. Mi ha dato la possibilità di conoscere i grandi della tradizione popolare isolana: Ignazio Buttitta, Otello Profazio, Rosa Balistreri con i quali ho fatto diverse tournèe, il mio carissimo amico Nonò Salamone e i tanti attori di Teatro: Ignazio Russo, Bernardino Giuliana, Nellina Laganà, Franco Catalano.

Maschere Nude è stata una piccola parentesi molto impegnativa. Abbiamo rivisitato sotto una chiave musicale molto originale, le più importanti opere di Luigi Pirandello.

Dal 2005 è iniziata invece l’esperienza con la Compagnia Popolare Favarese con la quale abbiamo realizzato un CD dal titolo: “Sintiti Sintiti” e tre libri con allegati CD dal titolo: “Musica dei Saloni”, “Serenate al chiaro di luna” e “Merica, Merica, viaggio verso il nuovo mondo” Sciascia Editore. Una esperienza irripetibile, in quanto dal primo libro “Musica dei Saloni” è stata tratta la commedia musicale dal titolo: “Barberia” che ha consentito alla Compagnia di lavorare con uno dei più importanti Attori italiani di Teatro: Massimo Venturiello. La Commedia Barberia sarà per l’anno 2016 ancora in giro, in tournèe, per i Teatri italiani.

Inoltre, La Compagnia Popolare Favarese in questo periodo è impegnata nella presentazione, presso le Università ed i Teatri siciliani dell’ultimo libro “Merica Merica Sciascia Editore. Inoltre è in cantiere il libro: “Carusi di Zolfo” curato per la parte letteraria da Maurizio Piscopo e Salvatore Ferlita con le fotografie di Melo Minnella, e per la parte musicale dal sottoscritto. E’ importante sottolineare, che la Compagnia vede nella sua compagine la presenza di giovani di talento come Paolo Alongi, alla chitarra, Eleonora Spedale, alle percussioni e Nino Nobile al mandolino.

Qual è il tuo rapporto con la Sicilia, hai viaggiato tanto, ma sei rimasto legato all’Isola?

Io amo la Sicilia. Noi siamo un popolo che rispetta poco la propria terra ed i conterranei. Viceversa, rispettiamo molto le altre Regioni e gli altri Paesi. Ammiriamo i loro Monumenti, le loro regole e le leggi mentre ignoriamo le nostre bellezze. Siamo un popolo veramente strano! Lusinghiamo la buona organizzazione degli altri Paesi ma ci lamentiamo della nostra, riconfermando volta per volta coloro che ne sono la causa.

Tu hai composto molte canzoni a quale ti senti più legato e per quale ragione?

“Sicilia Bedda” scritta da me più di dieci anni fa. Questo il testo: “..Li vaneddi stritti; stritta la parlata, li curtigli allegri; picciliddu joca; la campana sona; e lu Santu nesci; la Sicilia è accussì. “Sicilia Bedda” è un testo che descrive la Sicilia che io vorrei, che gli altri vedessero: piena di contraddizioni e tormentata. E’ un brano che esalta la bellezza dei suoi monumenti e della sua tradizione. E’ un inno alla nostra lingua, al nostro dialetto. Un richiamo alle radici e alla salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico unico al mondo.

Tu hai una voce bellissima. Cosa pensi quando canti le serenate d‘amore e le altre canzoni?

Mi fa molto piacere che pensi questo della mia voce. Penso, di avere una voce normale. Penso, però, al tempo stesso di avere avuto la possibilità, attraverso il canto, ed in particolare quello popolare, di essere riuscito a realizzare e dare sfogo ad una grande passione, quella di continuare a far conoscere un mondo passato, la mia terra, la sua Cultura, gli Usi, i Costumi e la sua Musica.

La prima cosa che penso quando canto è quella di cercare di riproporre le stesse atmosfere e suggestioni presenti nei canti che propongo per trasmettere a chi ascolta un mondo “scomparso” il più autentico. Penso, al pubblico che cerca di ritrovare, in quell’ora di spettacolo, i propri ricordi la propria memoria, lontano dai ritmi frenetici della vita di oggi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Continuare il lavoro di ricerca che in questi quarant’anni abbiamo fatto. Dico abbiamo fatto perché lo abbiamo fatto insieme. Valorizzare il patrimonio culturale, popolare e musicale della Sicilia. Continuare la ricerca e la raccolta dei tanti antichi canti e musiche popolari, ancora custoditi gelosamente nei cassetti di qualche sala da barba o   bottega di qualche calzolaio o sarto o ancora nella memoria di qualche persona anziana.